Pubblico Impiego: l’aggregazione dei comparti. Altra riforma non riforma

I comparti sono diventati 4

L’aggregazione dei comparti da 11 (il numero di comparti in cui è diviso oggi il Pubblico Impiego vengono ridotti a 4: Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca. Inizia ora tuttavia la vera e propria partita per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, con il pallino che passa al Governo che sarà tenuto ad elaborare una proposta con i 300 milioni di euro messi a disposizione dall’ultima Legge di Stabilità, a cui si devono sommare i fondi che Regioni ed Enti locali dovranno recuperare in completa autonomia. A parere del presidente dell’Aran Sergio Gasparrini “la riduzione drastica del numero dei contratti collettivi nazionali potrà favorirne la rapida definizione, e si potrà anche provare ad utilizzare la strumentazione, rimasta nel cassetto in questi anni, per valutare performance e premi di produttività“.

L’accordo tra Aran e sindacati dopo mesi di trattative

La riforma che sta andando a compimento in questi giorni non è altro che quella prevista nel 2009 dal Decreto Brunetta. Quest’ultimo strumento, al fine di semplificare i contratti e dare una sfoltita alla rete di sigle e prerogative sindacali fissò in 4 il numero massimo dei comparti a partire dal “successivo rinnovo contrattuale”: l’anno successivo tuttavia la crisi di finanza pubblica spinse l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti a bloccare la contrattazione nel pubblico impiego, con una misura poi rinnovata due volte prima che a luglio la Corte costituzionale, con la sentenza 178/2015, imponesse di far ripartire il processo di riforma.

Un passo decisivo verso i rinnovi contrattuali

Le operazioni di accorpamento hanno riguardato 2 comparti in particolare: Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e Istruzione e ricerca (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte). Le novità più rilevanti si concentrano proprio su quest’ultimo comparto: “istruzione e conoscenza” riunirà infatti i circa 100mila dipendenti dell’università (con l’esclusione dei docenti, che in regime di diritto pubblico) e i 20mila degli enti di ricerca a quel milione di persone che lavora nella scuola.

Si darà il via al tanto atteso sblocco dei contratti nel Pubblico Impiego???

Si giungerà al rinnovo dei contratti??

 

 

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