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RINNOVO DEI CONTRATTI PUBBLICI – PUBBLICO IMPIEGO ALLO STREMO

La Corte dei Conti esprime parere negativo – Riforma Madia Lacunosa –
Campa Cavallo che l’erba cresce!!

I dipendenti pubblici e tutto il comparto del pubblico impiego, da anni aspettano il rinnovo del contratto. Tra le tante riforme, succedutesi in questi anni, grazie ai nostri politici, prima Brunetta, poi Madia nulla a tutt’oggi è stato ricavato.

Una cosa è certa, che il tanto chiacchierato e indesiderato Renzi, è stato l’unico capace a far incrementare di € 80,00 lo stipendio base dei pubblici impiegati, altro che.

 

Il resto è pioggia a vento asciutta, che non bagna nessuno pur attraversando il cielo di tutta Italia.

Tanto chiasso, tanto paventato lavoro, sia da parte dall’Aran, dalla concertazione pubblica, dai sindacati, dal Ministro Madia e, alla fine cosa è successo?

E’ successo che la Corte dei Conti ha espresso parere negativo sul rinnovo dei contratti dei statali perché in pratica non rinnovano alcunché e ad oggi chi ha ricevuto l’aumento sono solo il comparto ministeri

Gli altri dipendenti pubblici per magia e sperequazione all’italiana hanno ricevuto niente.

Quindi completamente infruttuosa questa manovra sulla pubblica amministrazione, ad oggi si è solo concentrati a far finta di sventolare la bandiera del merito ma in pratica chi sta bene sono i soliti raccomandati, chi sedeva sulle poltrone continua a farlo: così come asseriscono i dipendenti del Comune oggetto di arresti per falsa attestazione della presenza sul luogo del lavoro – che si difendono – lo abbiamo fatto per trent’anni!!!!!!!

In questi anni si è solo pensato a fare terrorismo ai dipendenti pubblici, riprendendo di continuo come un assillo il problema della fascia oraria prevista durante la malattia, la visita fiscale e bla bla bla…

Gli aumenti dove sono?

Nella delibera depositata il 23 marzo, i magistrati contabili definiscono infatti “deludente” l’ipotesi di rinnovo, “perché le risorse disponibili risultano utilizzate pressoché esclusivamente per corrispondere adeguamenti delle componenti fisse della retribuzione”.

Al contrario “l’incremento del fondo per la retribuzione accessoria, limitato agli enti diversi da quelli appartenenti all’ex comparto Ministeri, deriva esclusivamente da un’operazione volta a rendere omogenea la dinamica della retribuzione stipendiale”.

Eppure la legge delega 15 del 2009 (riforma Brunetta), ricorda la Corte, “affidava alla contrattazione collettiva il compito di procedere a una sostanziale ridefinizione delle componenti variabili della retribuzione, da destinare prevalentemente a finalità realmente incentivanti e premiali“.

Gli incrementi retributivi pari al 3,48% della massa salariale, tali da consentire gli aumenti medi mensili pari a 85 euro a partire da marzo 2018, (marzo è finito siamo ad Aprile) – sono “importi superiori a quelli previsti nel caso in cui si fosse applicato l’indice Ipca o il tasso di inflazione programmato”.

E “il vero parametro per certificare la compatibilità economica di incrementi contrattuali, specie se superiori all’andamento dell’inflazione non può prescindere da una valutazione degli effetti della contrattazione, in termini di recupero della produttività del settore pubblico”.

Per questo motivo il rinnovo si definisce complessivamente deludente” perché le risorse messe a disposizione risultano “pressoché esclusivamente per corrispondere adeguamenti delle componenti fisse della retribuzione”.

In riferimento ai trattamenti accessori e agli istituti volti a incentivare produttività e merito, poi, l’articolo 78 “recepisce quanto stabilito in materia dal D.lgs. n. 74 del 2017 (Valutazione delle performance), confermando l’abolizione delle cd. Fasce di merito, sostituite dalla previsione di attribuire ai dipendenti che conseguono valutazioni più elevate una maggiorazione del premio individuale, che non potrà essere inferiore al 30% del valore medio pro-capite dei premi attribuiti al personale valutato positivamente”.

 

Fp CgilCisl Fp e Uil Pa hanno diffuso una nota in cui sottolineano che “l’avere destinato tutte le risorse finanziate alle retribuzioni tabellari è stata una scelta di Cgil Cisl Uil proprio in considerazione del prolungato e ormai insopportabile blocco. Scelta concordata con l’Aran e inevitabile, considerate le aspettative dei 260.000 lavoratrici e lavoratori del Comparto delle Funzioni Centrali”. Con l’aumento del 3,48% “certamente non parliamo di un completo ristoro del potere d’acquisto perso in oltre 8 anni di blocco contrattuale”, sostengono i sindacati, “ma possiamo affermare adesso di avere riaperto decisamente un processo di accrescimento delle retribuzioni che da troppo tempo era atteso”.

 

Φ Avete letto? ⇑ Ω

I sindacati ammettono – questa è una confessione a tutti gli effetti – le parole sono ridondanti e fanno male:<<considerate le aspettative di 260.000     lavoratori del Comparto delle Funzioni Centrali (e il resto???) non possiamo parlare di un aumento che ristori tutto il potere d’acquisto perso in oltre 8 anni di blocco contrattuale – aggiungo grazie alla vostra inattività.

 


Un Commento

  • Rug

    Le valutazioni hanno distrutto i salari ai lavoratori handicappati, a chi assiste un figlio o coniuge handicappato ai bassoscolarizzati, ai lavoratori turnisti.
    Le valutazioni sono incostituzionali, discriminanti, sono solo utili a raccomandati e cialtroni.

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