Architetto paesaggista, di cosa si occupa?

Un architetto paesaggista può essere considerato un architetto del verde: il suo compito è quello di progettare gli spazi aperti come le aree comunali verdi e i parchi, ma anche i monumenti e i giardini. Tra i suoi obiettivi c’è la tutela degli spazi in questione, così come la loro valorizzazione: le varie aree possono essere riorganizzate ed eventualmente modificate sulla base delle peculiarità del paesaggio e, ovviamente, in funzione delle necessità delle persone che vivono in quei luoghi.

Il ruolo degli architetti del verde

Questi professionisti nella società contemporanea svolgono un ruolo di primo piano e di importanza sempre maggiore, soprattutto a fronte del proliferare di abusi edilizi ed ecomostri: si presta sempre più attenzione all’ecologia, e in questo senso risultano fondamentali la pianificazione e la cura degli spazi aperti. L’architettura, d’altro canto, non riguarda unicamente gli edifici, ma si estende a una grande varietà di ambiti di azione e campi di applicazione, che spaziano dall’urbanistica agli interni. Tenendo conto delle richieste della clientela, un architetto paesaggista disegna e idea progetti che poi saranno convertiti in rendering con l’aiuto di modellini o plastici, anche se oggi è sempre più frequente il ricorso a software ad hoc. Spesso è nei negozi arredo giardino che questo professionista trae ispirazione: state, vasi, anfore, gazebi… sono innumerevoli gli strumenti di cui si serve per migliorare gli spazi aperti e per la loro valorizzazione e abbellimento.

Che cosa bisogna fare per diventare architetti del verde

Il percorso di formazione che deve essere seguito da chi ha intenzione di diventare un architetto del verde presuppone il conseguimento di una laurea in architettura. I rami di specializzazione variano in base all’ateneo che si frequenta: a seconda dei casi, si può trattare di progettazione e gestione delle aree verdi, di ecologia e pianificazione del paesaggio o di architettura del paesaggio. Altre denominazioni possibili per i rami specialistici sono quelle relative alla pianificazione, alla progettazione e alla gestione del territorio e dell’ambiente. La progettazione e la gestione del paesaggio, degli ecosistemi forestali e di quelli agro-territoriali costituisce un altro percorso che si può intraprendere per la laurea. Una volta ottenuto il titolo di studio, bisogna superare l’esame di Stato, in modo che ci si possa iscrivere presso l’Ordine dell’architetti e che l’idoneità alla professione venga riconosciuta a livello ufficiale.

Per chi lavora un architetto paesaggista

La clientela può essere costituita sia da enti pubblici che da privati. In primo luogo, l’architetto studia con la massima attenzione gli spazi nei quali dovrà operare: questo vuol dire non solo analizzare le caratteristiche del territorio, ma anche e soprattutto prendere in esame gli impianti tecnologici e i materiali che saranno più appropriati per gli interventi da attuare. Le competenze richieste a un professionista di questo settore hanno a che fare, tra l’altro, con l’estetica e con la storia dell’arte, come pure con la storia dell’architettura del paesaggio. Al tempo stesso non può mancare una conoscenza approfondita della legislazione sulla materia, ed è fondamentale la dimestichezza con i software come CAD, AutoCAD e CAD 3D per il disegno architettonico e tecnico. 

Come e dove lavora un architetto del paesaggio

Le offerte di lavoro non mancano,nel caso in cui lavori come dipendente, un architetto del verde può trovare impiego in uno studio di architettura o in una società privata, ma è più frequente che si scelga di operare in qualità di liberi professionisti. Non di rado, si collabora con amministrazioni pubbliche, a cui possono essere offerte consulenze per la progettazione di interventi di recupero, di studi di impatto ambientale o di piani comunali del verde. A seconda della posizione che si ricopre e all’esperienza che si è maturata nel settore, i guadagni possono essere anche molto consistenti, con una RAL che in media va da un minimo di 15mila euro a un massimo di 35mila. Certamente le prospettive di crescita a livello professionale non mancano, specialmente nel momento in cui si decide di aprire uno studio in proprio

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